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Paraimpu – The Web of Things is more than Things in the Web

November 30th, 2011 No comments

Oggi parliamo di Paraimpu.

Il web è sempre stato luogo di sperimentazione, fin dall’inizio. Sono da poco passati i venti anni di questo esperimento iniziato e non ancora terminato, e abbiamo visto di tutto, i primi siti in html, poi in flash, poi le tecnologie dinamiche, l’interattività, il web 2.0, il cloud, e , ogni volta abbiamo pensato che non ci fosse più niente da inventare e da scoprire, e ogni volta, fortunatamente, aggiungo io, ci siamo sbagliati.
Chi mi conosce sa che sono un sostenitore delle tecnologie Aperte e Free (Libere) e un gran curioso; mi piace quindi sperimentare le nuove applicazioni web e seguirne le tendenze: Anni fa, (in tempi non sospetti) scaricai la prima versione di Processing dai server dell’università di Ivrea, da li a poco sarebbe nato Arduino, Ovviamente mi sono poi comprato la schedina e ho fatto i miei esperimenti, pur seguendo anche l’evoluzione di altri progetti. Circa un anno fa ho trovato IFTTT, ai tempi ancora in beta chiusa, IFTTT (if this, then that) è una piattaforma semplice e intuitiva che permette di collegare, in modo  guidato diversi servizi e informazioni provenienti dal Web, e realizzare cosi dei task che rispondono a regole precise: Per farvi un esempio, è possibile fare in modo che ad un determinato orario venga inviato un tweet, oppure copiare in modo automatico dei files in una cartella dropbox, ma ci sono veramente tante combinazioni: Attualmente ci sono 18 canali per un totale di 1045 possibili diversi task. Questi servizi, però, sono solo di tipo web, e non si possono interfacciare con strumenti “fisici”. lasciando scoperte molte altre possibili combinazioni.
A colmare questa lacuna ci ha pensato Paraimpu , ovvero un gruppo di bravissimi sviluppatori Sardi che ha realizzato una web application che permette di collegare dispositivi fisici, virtuali, dati e feed, in modo semplice e immediato.
il “tip” è arrivato da un altro (bravo) sviluppatore (anch’esso Sardo), ovvero Luca Filigheddu creatore di Twimbow  (inutile dire che ero “in beta” anche li) che ha pubblicato un interessante articolo sul T-Hotel di Cagliari, dove, in un progetto in collaborazione tra Timbow, paraimpu e altri soggetti, è possibile accendere delle lampade colorate sulla torre principale dell’hotel, semplicemente usando Twitter e degli appositi Hashtag. L’idea non è nuova, e neanche tanto originale; La novità sta appunto nel tipo di servizi utilizzati, in primis Paraimpu,  che fa da tramite tra il mondo fisico e quello web,  scaricando l’utente finale dell’obbligo di avere un pc fisico connesso a fare da gateway, ma andiamo per gradi.Fino a poco tempo fa, appunto, per un progetto simile sarebbe stato necessario utilizzare un PC che dialogava con la scheda Arduino, via seriale/Usb o via ethernet, per poter catturare feeds dal web e passarli alla scheda, con un aggravio non indifferente nel caso si volesse, ad esempio contenere le dimensioni del progetto.
Paraimpu risolve alla base questo inconveniente, a meno che lo si voglia usare espressamente in modalità seriale con Arduino, creando dei canali di comunicazione tra il dispositivo in rete locale e i server Paraimpu. La comunicazione avviene attraverso delle chiamate JSON , e il tutto è in sicurezza tramite l’uso di Token unici per Utente / Periferica. Il bello è che l’utente non si deve preoccupare di nulla di tutto ciò, deve solo inserire i dati principali necessari (indirizzo IP della scheda, Utente Twitter, temporizzazioni) e collegare i vari Sensori e Attuatori, in modo semplice e immediato. All’interno di ogni collegamento al sensore o attuatore è presente una piccola interfaccia di debug, in modo da poter testare e simulare i dati da passare al sensore o all’attuatore.

Pur essendo ancora in Alfa, e su invito, il servizio è abbastanza completo e stabile. Il Team sta lavorando per rendere il tutto più stabile e fruibile e aggiungere nuovi canali. Attualmente ci sono sensori per Foursquare, Pachube, Aprs.fi, Twitter, feed generici, Arduino e OpenPicus, e attuatori per gli stessi servizi, più Facebook, Puredata, MaxMSP e altri. Ce n’è da sbizzarrirsi a creare mashup tra web e dispositivi Fisici.  in pochi minuti, in modo guidato e senza scrivere una sola riga di codice, ho realizzato un sistema per far accendere dei led in base al messaggio o hashtag in arrivo sulla mia timeline di twitter. Ovviamente funziona anche il contrario, ovvero messaggi in uscita in base a stati fisici (interruttori, sensori di temperatura o allarmi fisici). Un bel progetto dunque, che, a mio parere, non mancherà di scatenare la fantasia dei più smanettoni per applicazioni singolari, utili o insolite.

Ancora complimenti a tutto il team di sviluppo di Paraimpu, seguiteli su twitter e facebook , per ogni novità !

Arduino Board

Arduno Sensor

Main Screen

La comunicazione diventa Social

September 30th, 2011 No comments

Facebook, Twitter, FriendFeed, Linkedin…..se avete una piccola e media impresa e non avete mai sentito nessuna delle parole di qui sopra, allora  cominciate a preoccuparvi.

E’ un dato di fatto che i social network, le reti sociali, siano entrate in modo preponderante nella realtà quotidiana, influenzando i nostri comportamenti, le nostre abitudini e anche i nostri acquisti.

Di questo cambiamento e delle potenzialità di questi nuovi canali comunicativi sono state protagoniste fin dall’inizio le grosse aziende, dapprima americane, poi europee che hanno investito tempo e risorse in questi nuovi canali comunicativi, vediamo di capirne il perché.

I vantaggi sono immediati e visibili; si ha a che fare con un ambiente aperto e amichevole per l’utente, già abituato all’interfaccia e al tipo di iterazione, si ha un rapporto diretto con il cliente / utente, che ha la possibilità di esporre direttamente il proprio quesito, la propria critica e, perché no, i propri complimenti.

Ovviamente il passaggio a questo tipo di canali obbliga ad un cambio di mentalità da parte delle imprese o pubbliche amministrazioni che siano; Non più chiusi nella torre d’avorio ma aperti al mondo e all’iterazione. Questo tipo di passaggio spesso spaventa, e ci sono stati in passato casi di chiusura prematura per alcuni marchi che avevano gestito male la loro immagine, ma soprattutto erano poco inclini alle critiche, o comunque avevano male impostato la loro strategia comunicativa.

L’errore più comune è quello di pensare che ogni social network sia uguale all’altro, mentre ognuno ha le sue caratteristiche, le sue peculiarità e scopi e sopratutto un diverso “modus operandi”. Per fare un esempio concreto, la gestione mediatica di una pagina Facebook è diversa dalla gestione di un account Twitter. La tipologia di utenti è qualitativamente diversa, sebbene ci siano, ovviamente, utenti comuni ai due mondi, e in diverso modo vanno trattati e seguiti; l’utente Facebook si aspetta di trovare sulla pagina di un Azienda informazioni, immagini, video, promozioni relative a quell’azienda e ai suoi prodotti; l’utente Twitter, invece, cerca più il dialogo diretto con qualcuno di quell’azienda, aspetta spesso delle risposte a delle domande precise e mirate, e non risparmia di far saper  all’Azienda ( e al resto del mondo ) le sue critiche e perplessità. Questo esempio fa capire perché la prima soluzione venga usata spesso come vetrina istituzionale mentre la seconda venga più utilizzata per il customer care e le relazioni pubbliche, appunto per la sua immediatezza.

Fino ad adesso abbiamo parlato di grandi aziende, ma, perché non portare tutto il potenziale delle reti sociali alle piccole e medie imprese? Cosa ancora frena le PMI e le PA su questo fronte?

Non esiste in realtà una sola risposta, ma diverse e molteplici risposte, come diversi e molteplici sono i fattori influenzanti in queste scelte. Parlando di piccole e medie imprese, spesso a conduzione famigliare e padronale, va marcato purtroppo il fattore generazionale, la diffidenza verso i nuovi canali comunicativi ed una certa “pigrizia” che induce a restare sui mezzi tradizionali. Un altro motivo di dubbio è il fatto che questo tipo di attività sia vista ancora come una “perdita di tempo” dovuta al fatto, e questo è indubbio, che i social networks siano nati per scopi diversi e poi abbiano puntato sulla clientela più business. Fanno eccezione alcune reti, ad esempio Linkedin, che fin da subito sono nate per creare relazioni di tipo professionale.

Come procedere, allora? Sicuramente non bisogna improvvisare, ma studiare insieme ad un esperto la propria strategia comunicativa che integri, magari, sito aziendale e social network, stabilendo cosa si vuole promuovere e chi si vuole raggiungere; In secondo luogo bisogna pensare che, per avere un ritorno nel tempo, bisogna investire necessariamente del tempo e delle risorse nella cura e  nell’esposizione dei contenuti, cercando di mantenere quella che potrebbe essere chiamata una “linea editoriale”; E importante, insomma mantenere alta l’attenzione verso il cliente o utente, e, nel caso di istituzioni, mantenere il focus sul servizio da promuovere, senza scadere in divagazioni. Avendo a disposizione un canale simile,infatti, è facile rischiare di finire fuori tema o promuovere iniziative o contenuti non pertinenti. Gli utenti mal sopportano messaggi troppo insistenti o incoerenti, o peggio ancora messaggi visibilmente ed esplicitamente  “pubblicitari”.

Alla riprova di quanto detto sopra, esistono casi di successo internazionali, ma anche italiani,  di grandi e piccole aziende che hanno puntato con decisione e con determinazione sull’integrazione tra i diversi canali, tra essi i vari operatori di telefonia e servizi, per restare tra i grandi, ma anche piccole e medie imprese del terziario, o del terzo settore, o ancora di imprese artigiane che usano abitualmente le reti sociali come veicolo di promozione per raggiungere un settore di pubblico che altrimenti non sarebbe stato accessibile.

Per quanto riguarda le PA, al di là di casi isolati, si sta verificando una spinta dal basso, ovvero dai piccoli comuni, ma anche da enti regionali, più flessibili e pronti al cambiamento, che stanno facendo dei social networks il loro canale di comunicazione prioritario, tra i vari casi possiamo citare l’ente Turismo Emilia Romagna,  presente attivamente con blog, Facebook, Twitter ed altre reti, e alcuni comuni della costa Romagnola, come il comune di Rimini, tra i primi comuni ad usare attivamente Twitter per le sue comunicazioni.

L’uso generale di questi canali rimane ancora limitato, e ancora molti comuni, enti, associazioni, faticano a  capirne le potenzialità e i vantaggi, anche in termini di investimento,veramente minimo, e di ritorno economico, decisamente alto rispetto all’investimento.

La speranza è quella di una maggiore apertura e di una presa di coscienza su dove si sta spostando la comunicazione, sempre più lontana dai canali tradizionali, e sempre più verso i nuovi media.

articolo apparso su technologybiz.it

Google ( Plus ) e il contrattacco di Facebook

July 4th, 2011 No comments

E’ partito da qualche giorno, come previsto, il massiccio attacco di Google a Facebook, nel difficile terreno dei Social Networks.

Google è partita alla grande , creando un Social Network ( Google Plus ) che inverte le regole tradizionali della comunicazione , creando delle “cerchie” di persone a cui si vuole comunicare ,con la possibilità di personalizzare molti parametri ( dalla visibilità di alcuni dati di profilo alla posizione allo “status” affettivo ) specificatamente per ogni cerchia.Si tratta di un cambiamento non da poco, e che non è immediato da comprendere, anche se ci sono euforici commenti nei vari stream dei primi utenti.La strategia usata è la solita “ad inviti” , che pare funzionare sempre , per creare l’attesa. Google ha lanciato il servizio per pochi selezionati utenti , e sta permettendo l’aggiunta di utenti a poco a poco, e questo è bastato a scatenare la caccia globale all’invito.

L’investimento da parte della casa di Palo Alto è veramente massiccio : la cifra stimata è intorno ai 585 milioni di dollari,più di 500 persone addette solo a Google Plus oltre ad altri costi relativi all’acquisto di licenze e marchi ( On2 , Videwine e Slide ) usati per creare questo nuovo servizio.

Forte degli errori commessi in passato ( vedi Wave e Buzz ) , questa volta Google ha creato un interfaccia ben fatta, pulita ed ergonomica, ricca di multimedialità , dalla videochat integrata alla bella gallery delle foto , con barra dei commenti a scomparsa e possibilità di editare le foto o vedere i dati EXIF delle stesse , con tanto di grafico colore diviso per canale.
In ogni post o immagine è possibile aggiungere il famoso +1 che è stato lanciato in precedenza, come concorrente del “like” di Facebook , e si può dire che solo ora ha veramente un senso, ora che è integrato in in social network e non separato come prima.
Si può quasi dire che Google abbia preparato il terreno partendo da quello che il rivale aveva presentato successivamente, e anche questa è un altra piccola rivoluzione.

In parallelo è stata lanciata un App per Android che ( nonostante un piccolo bug iniziale per il multi-account , ora risolto ) è anche essa ben fatta e riprende i canoni dell’interfaccia Desktop , anche se c’è da dire che la rinnovata interfaccia web , che ora integra tutti i servizi , da Gmail a Youtube, divisa in tab , la rende quasi trascurabile.

Ora si attende il contrattacco di Facebook, che non ha aspettato a rispondere all’annuncio di Google con un contro-annuncio : per la settimana prossima è previsto il lancio di una “novità” per tutti gli utenti di Facebook, qualcosa che il suo fondatore , Mark Zuckerberg , non ha esitato definire come ” something awesomene ” , qualcosa di strepitoso, quindi , che desta già la curiosità di molti analisti del settore, che hanno previsto potrebbe essere l’app per l’iPad , che sfrutterebbe al meglio le capacità multitouch del dispositivo , oppure un servizio di mobile photo sharing, che tenderebbe a contrastare il famosissimo Instagram , e addirittura porterebbe a 750 Milioni di utenti gli attuali 500 e passa milioni.

Non c’e che da aspettare e vedere cosa ci proporrà. nel frattempo Zuckerberg si gode una strana e involontaria popolarità tra gli utenti di Google Plus. Il suo profilo , seppur ancora muto di ogni commento , è il più aggiunto nelle cerchie di tutto il mondo.

[ EDIT ]

Nel frattempo Zuckerberg ha lancianto la sua nuova videochat per facebook , in collaborazione con Skype .una mossa che , al momento , ha lasciato tutti un pò tiepidi, sopratutto quelli che si aspettavano qualcosa di “awesome”.

 

 

Skype e Microsoft, un altro punto di vista

May 13th, 2011 No comments

BSOD on Mobile ?

Stavo leggendo un interessante articolo di Enrico Signoretti su Juku e mi sono sentito in dovere di dare i miei “due cents” alla conversazione.

E’ già passato qualche giorno dalla notizia ufficiale, da quando cioè Steve Ballmer (e non Bill Gates, come erroneamente hanno riportato alcuni media) ha annunciato l’acquisizione di Skype da parte di Microsoft ed è tempo di fare alcune considerazioni.

Skype è un prodotto che conosciamo tutti, un semplice programma VoIP per fare chiamate (ma anche videochiamate e chat) che deve la sua fortuna proprio a questo: la sua semplicità e la disponibilità per quasi tutte le piattaforme, in primis per quelle Microsoft, ma anche via via per gli altri, fino alle più recenti versioni per piattaforme mobili.
Detto questo c’è da dire che presenta anche i suoi lati “oscuri”. Il fatto che utilizzi un protocollo proprietario e non compatibile con gli standard internazionali (come il SIP) rende praticamente impossibile l’interoperabilità con gli altri operatori; in più, utilizzando questi protocolli non divulgati pubblicamente non è ben chiaro come vengano trattati i dati, creando così un reale rischio per la sicurezza, dato che da sempre (e Microsoft ne è la conferma) i protocolli chiusi sono quelli più esposti a falle e ad attacchi da parte di terzi.

Tornando a Skype, la sua acquisizione era nell’aria; un’azienda con una grosse dote di utenti, ma con gravi perdite finanziarie, acquisita dapprima da Ebay nel 2009 per finire appunto nelle mani di Microsoft pochi giorni fa, ma in precedenza erano circolate voci di possibili offerte da parte di Google e di Facebook, altri due giganti con esigenze diverse per quanto riguarda il voice over IP. La prima, infatti, ne avrebbe beneficiato togliendo di mezzo un concorrente scomodo per il suo Google Voice / Gtalk, anche se proprio recentemente ci sono stati degli update interessanti di questo programma, come l’attivazione di una modalità di videochiamata alla “facetime di Apple”, su telefoni Android con versione 2.3.4. La seconda, Facebook, era già partita tempo fa con degli esperimenti di integrazione, visibili anche dal fatto di poter importare contatti da Skype in Facebook, e ne avrebbe guadagnato dalla possibilità di dare la comunicazione “voce” alla sua popolare piattaforma di chat.

Staremo a vedere cosa ne farà Microsoft di Skype, se riuscirà in questo modo a rilanciare il suo segmento Mobile, arrivato come al solito in ritardo rispetto ai concorrenti,oppure se sarà capace di affossare anche questo prodotto, come già successo in passato per altre acquisizioni (trovate qui un interessante articolo sulle maggiori 15 acquisizioni di Microsoft e la loro fine)
Di una cosa sono quasi sicuro: entrambi gli altri concorrenti avrebbero aperto Skype agli altri, sia per questioni di operabilità che per loro convenienza. Dal mio punto di vista è quasi impensabile che un qualsiasi prodotto oggi non abbia una base almeno in parte Opensource e, fatte rare eccezioni (come Apple, che ha dei livelli di fanatismo quasi religioso) nessuno punta più sulle piattaforme completamente chiuse.
D’altra parte c’è da dire che al momento non esiste un valido concorrente completamente aperto per Skype; ci sono ottimi programmi in circolazione e anche la tecnologia e modi per farne di migliori, ma come ho già avuto modo di dire, in questi casi non sempre vince il migliore.