[Just for fun] 10 Buoni motivi per odiare le infografiche
Tra il serio e il faceto, ecco 10 buoni motivi per odiare le infografiche.


Come consulente IT sono alla costante ricerca di soluzione che possano aiutare me e i miei clienti ad avere una più efficiente gestione della loro infrastruttura IT. Ultimamente mi sono trovato a discutere con alcuni clienti riguardo le modalità sicure di accesso remoto ai loro dati o sistemi, e spesso si pensa a soluzioni complesse e costose da implementare, mentre, di recente, sono state introdotte delle soluzioni facili e sicure, che permettono di gestire in maniera veloce e immediata anche soluzioni molto complesse.![]()
Proprio di recente, un cliente mi ha chiesto di implementare un accesso “più sicuro” al loro server SSH / SFTP, per questo ho testato la soluzione dell’accesso OTP (one time password) di Secure Pass.
Secure Pass è un sistema di gestione delle identità “on the cloud” fornito in modalità SaaS (Software as a Service). L’implementazione è stata veramente facile e veloce, per ciò ho deciso di fare un how-to essenziale che spiegasse come funziona.
I requisiti richiesti sono veramente minimi, ecco quelli usati per il mio test
We have very small pre-requisites for this test/tutorial i used:
Siamo Pronti:
Come primo passo, accediamo all’interfaccia di amministrazione Secure Pass e aggiungiamo un nuovo device.
Come mostrato nella figura, dobbiamo solo settare l’ IP Pubblico del server, un fully qualified domanin name (FQDN) e la secret pass per l’autenticazione Radius. Dopo l’aggiunta avremo un piccolo riassunto con i dati del device appena aggiunto.
A questo punto, possiamo loggarci sul server e configurare l’autenticazione radius.
Prendete il vostro editor preferito e aprite /etc/pam_radius_auth.conf , e aggiungete alla fine del file le seguenti linee
radius1.secure-pass.net secret 3
radius2.secure-pass.net secret 3
Ovviamente la “secret” è la stessa che abbiamo impostato sul sito Secure Pass; Dopo questo punto dobbiamo configurare la PAM per gestire correttamente l’autenticazione.
Per farlo, bisogna editare il file /etc/pam.d/common-auth, e modificare/aggiungere le seguenti linee
auth<-->sufficient<---->pam_radius_auth.so.
auth<-->[success=1 default=ignore]<---->pam_unix.so nullok_secure try_first_pass
E’ tutto! siete pronti per loggarvi via SSH al vostro sistema usando la combinazione user + OTP , E’ stato facile, vero?
La password OTP può essere generata da un token fisico ( le classiche “chiavette”), oppure da un apposita App disponibile per iOS e per Android, come nella foto.
As IT Consultant I’m costantly looking for solutions that can help my customers (and me too!) to have a more proficient , effective IT management. Sometime they think they need complex and expensive solutions to protect and enhance the access to their data, but often the solution is easy and secure. At this time, a customer ask me to implement a “more secure” access to a SSH/SFTP server, so i tested the OTP solution provided by Secure Pass.![]()
Secure Pass is a identity management system on the cloud and provided as a SaaS (Software as a Service). The implementation was extremely fast and easy, so i decided to make this essential how-to to explain how it works.
We have very small pre-requisites for this test/tutorial i used:
Ok ready.
At first step, we log in to the SecurePass site to configure a new device.
As showed in picture, we only need to set the public IP Address of the server, a fully qualified domain name (FQDN), and the secret password for the radius authentication.After completion we get a small recap of the already created device.
At this point, we can log in to the server to configure the radius authentication.
pick your favourite editor to open /etc/pam_radius_auth.conf and add, at the end of the file the following lines
radius1.secure-pass.net secret 3
radius2.secure-pass.net secret 3
Of course the “secret” is the same we have set up on the secure-pass site
beyond this point we need to configure the PAM to correct manage the authentication.
Pick up again an editor and open /etc/pam.d/common-auth
we have to setup two simple lines:
auth<-->sufficient<---->pam_radius_auth.so.
auth<-->[success=1 default=ignore]<---->pam_unix.so nullok_secure try_first_pass
That’s all! You are now ready to log in to your system using the combination user + OTP Password! Easy, isn’t ?
OTP can be provided by a phisical token or, like in this case, by the dedicated Android App
as showed in the photo.
Oggi parliamo di Paraimpu.
Il web è sempre stato luogo di sperimentazione, fin dall’inizio. Sono da poco passati i venti anni di questo esperimento iniziato e non ancora terminato, e abbiamo visto di tutto, i primi siti in html, poi in flash, poi le tecnologie dinamiche, l’interattività, il web 2.0, il cloud, e , ogni volta abbiamo pensato che non ci fosse più niente da inventare e da scoprire, e ogni volta, fortunatamente, aggiungo io, ci siamo sbagliati.
Chi mi conosce sa che sono un sostenitore delle tecnologie Aperte e Free (Libere) e un gran curioso; mi piace quindi sperimentare le nuove applicazioni web e seguirne le tendenze: Anni fa, (in tempi non sospetti) scaricai la prima versione di Processing dai server dell’università di Ivrea, da li a poco sarebbe nato Arduino, Ovviamente mi sono poi comprato la schedina e ho fatto i miei esperimenti, pur seguendo anche l’evoluzione di altri progetti. Circa un anno fa ho trovato IFTTT, ai tempi ancora in beta chiusa, IFTTT (if this, then that) è una piattaforma semplice e intuitiva che permette di collegare, in modo guidato diversi servizi e informazioni provenienti dal Web, e realizzare cosi dei task che rispondono a regole precise: Per farvi un esempio, è possibile fare in modo che ad un determinato orario venga inviato un tweet, oppure copiare in modo automatico dei files in una cartella dropbox, ma ci sono veramente tante combinazioni: Attualmente ci sono 18 canali per un totale di 1045 possibili diversi task. Questi servizi, però, sono solo di tipo web, e non si possono interfacciare con strumenti “fisici”. lasciando scoperte molte altre possibili combinazioni.
A colmare questa lacuna ci ha pensato Paraimpu , ovvero un gruppo di bravissimi sviluppatori Sardi che ha realizzato una web application che permette di collegare dispositivi fisici, virtuali, dati e feed, in modo semplice e immediato.
il “tip” è arrivato da un altro (bravo) sviluppatore (anch’esso Sardo), ovvero Luca Filigheddu creatore di Twimbow (inutile dire che ero “in beta” anche li) che ha pubblicato un interessante articolo sul T-Hotel di Cagliari, dove, in un progetto in collaborazione tra Timbow, paraimpu e altri soggetti, è possibile accendere delle lampade colorate sulla torre principale dell’hotel, semplicemente usando Twitter e degli appositi Hashtag. L’idea non è nuova, e neanche tanto originale; La novità sta appunto nel tipo di servizi utilizzati, in primis Paraimpu, che fa da tramite tra il mondo fisico e quello web, scaricando l’utente finale dell’obbligo di avere un pc fisico connesso a fare da gateway, ma andiamo per gradi.Fino a poco tempo fa, appunto, per un progetto simile sarebbe stato necessario utilizzare un PC che dialogava con la scheda Arduino, via seriale/Usb o via ethernet, per poter catturare feeds dal web e passarli alla scheda, con un aggravio non indifferente nel caso si volesse, ad esempio contenere le dimensioni del progetto.
Paraimpu risolve alla base questo inconveniente, a meno che lo si voglia usare espressamente in modalità seriale con Arduino, creando dei canali di comunicazione tra il dispositivo in rete locale e i server Paraimpu. La comunicazione avviene attraverso delle chiamate JSON , e il tutto è in sicurezza tramite l’uso di Token unici per Utente / Periferica. Il bello è che l’utente non si deve preoccupare di nulla di tutto ciò, deve solo inserire i dati principali necessari (indirizzo IP della scheda, Utente Twitter, temporizzazioni) e collegare i vari Sensori e Attuatori, in modo semplice e immediato. All’interno di ogni collegamento al sensore o attuatore è presente una piccola interfaccia di debug, in modo da poter testare e simulare i dati da passare al sensore o all’attuatore.
Pur essendo ancora in Alfa, e su invito, il servizio è abbastanza completo e stabile. Il Team sta lavorando per rendere il tutto più stabile e fruibile e aggiungere nuovi canali. Attualmente ci sono sensori per Foursquare, Pachube, Aprs.fi, Twitter, feed generici, Arduino e OpenPicus, e attuatori per gli stessi servizi, più Facebook, Puredata, MaxMSP e altri. Ce n’è da sbizzarrirsi a creare mashup tra web e dispositivi Fisici. in pochi minuti, in modo guidato e senza scrivere una sola riga di codice, ho realizzato un sistema per far accendere dei led in base al messaggio o hashtag in arrivo sulla mia timeline di twitter. Ovviamente funziona anche il contrario, ovvero messaggi in uscita in base a stati fisici (interruttori, sensori di temperatura o allarmi fisici). Un bel progetto dunque, che, a mio parere, non mancherà di scatenare la fantasia dei più smanettoni per applicazioni singolari, utili o insolite.
Ancora complimenti a tutto il team di sviluppo di Paraimpu, seguiteli su twitter e facebook , per ogni novità !
Facebook, Twitter, FriendFeed, Linkedin…..se avete una piccola e media impresa e non avete mai sentito nessuna delle parole di qui sopra, allora cominciate a preoccuparvi.
E’ un dato di fatto che i social network, le reti sociali, siano entrate in modo preponderante nella realtà quotidiana, influenzando i nostri comportamenti, le nostre abitudini e anche i nostri acquisti.
Di questo cambiamento e delle potenzialità di questi nuovi canali comunicativi sono state protagoniste fin dall’inizio le grosse aziende, dapprima americane, poi europee che hanno investito tempo e risorse in questi nuovi canali comunicativi, vediamo di capirne il perché.
I vantaggi sono immediati e visibili; si ha a che fare con un ambiente aperto e amichevole per l’utente, già abituato all’interfaccia e al tipo di iterazione, si ha un rapporto diretto con il cliente / utente, che ha la possibilità di esporre direttamente il proprio quesito, la propria critica e, perché no, i propri complimenti.
Ovviamente il passaggio a questo tipo di canali obbliga ad un cambio di mentalità da parte delle imprese o pubbliche amministrazioni che siano; Non più chiusi nella torre d’avorio ma aperti al mondo e all’iterazione. Questo tipo di passaggio spesso spaventa, e ci sono stati in passato casi di chiusura prematura per alcuni marchi che avevano gestito male la loro immagine, ma soprattutto erano poco inclini alle critiche, o comunque avevano male impostato la loro strategia comunicativa.
L’errore più comune è quello di pensare che ogni social network sia uguale all’altro, mentre ognuno ha le sue caratteristiche, le sue peculiarità e scopi e sopratutto un diverso “modus operandi”. Per fare un esempio concreto, la gestione mediatica di una pagina Facebook è diversa dalla gestione di un account Twitter. La tipologia di utenti è qualitativamente diversa, sebbene ci siano, ovviamente, utenti comuni ai due mondi, e in diverso modo vanno trattati e seguiti; l’utente Facebook si aspetta di trovare sulla pagina di un Azienda informazioni, immagini, video, promozioni relative a quell’azienda e ai suoi prodotti; l’utente Twitter, invece, cerca più il dialogo diretto con qualcuno di quell’azienda, aspetta spesso delle risposte a delle domande precise e mirate, e non risparmia di far saper all’Azienda ( e al resto del mondo ) le sue critiche e perplessità. Questo esempio fa capire perché la prima soluzione venga usata spesso come vetrina istituzionale mentre la seconda venga più utilizzata per il customer care e le relazioni pubbliche, appunto per la sua immediatezza.
Fino ad adesso abbiamo parlato di grandi aziende, ma, perché non portare tutto il potenziale delle reti sociali alle piccole e medie imprese? Cosa ancora frena le PMI e le PA su questo fronte?
Non esiste in realtà una sola risposta, ma diverse e molteplici risposte, come diversi e molteplici sono i fattori influenzanti in queste scelte. Parlando di piccole e medie imprese, spesso a conduzione famigliare e padronale, va marcato purtroppo il fattore generazionale, la diffidenza verso i nuovi canali comunicativi ed una certa “pigrizia” che induce a restare sui mezzi tradizionali. Un altro motivo di dubbio è il fatto che questo tipo di attività sia vista ancora come una “perdita di tempo” dovuta al fatto, e questo è indubbio, che i social networks siano nati per scopi diversi e poi abbiano puntato sulla clientela più business. Fanno eccezione alcune reti, ad esempio Linkedin, che fin da subito sono nate per creare relazioni di tipo professionale.
Come procedere, allora? Sicuramente non bisogna improvvisare, ma studiare insieme ad un esperto la propria strategia comunicativa che integri, magari, sito aziendale e social network, stabilendo cosa si vuole promuovere e chi si vuole raggiungere; In secondo luogo bisogna pensare che, per avere un ritorno nel tempo, bisogna investire necessariamente del tempo e delle risorse nella cura e nell’esposizione dei contenuti, cercando di mantenere quella che potrebbe essere chiamata una “linea editoriale”; E importante, insomma mantenere alta l’attenzione verso il cliente o utente, e, nel caso di istituzioni, mantenere il focus sul servizio da promuovere, senza scadere in divagazioni. Avendo a disposizione un canale simile,infatti, è facile rischiare di finire fuori tema o promuovere iniziative o contenuti non pertinenti. Gli utenti mal sopportano messaggi troppo insistenti o incoerenti, o peggio ancora messaggi visibilmente ed esplicitamente “pubblicitari”.
Alla riprova di quanto detto sopra, esistono casi di successo internazionali, ma anche italiani, di grandi e piccole aziende che hanno puntato con decisione e con determinazione sull’integrazione tra i diversi canali, tra essi i vari operatori di telefonia e servizi, per restare tra i grandi, ma anche piccole e medie imprese del terziario, o del terzo settore, o ancora di imprese artigiane che usano abitualmente le reti sociali come veicolo di promozione per raggiungere un settore di pubblico che altrimenti non sarebbe stato accessibile.
Per quanto riguarda le PA, al di là di casi isolati, si sta verificando una spinta dal basso, ovvero dai piccoli comuni, ma anche da enti regionali, più flessibili e pronti al cambiamento, che stanno facendo dei social networks il loro canale di comunicazione prioritario, tra i vari casi possiamo citare l’ente Turismo Emilia Romagna, presente attivamente con blog, Facebook, Twitter ed altre reti, e alcuni comuni della costa Romagnola, come il comune di Rimini, tra i primi comuni ad usare attivamente Twitter per le sue comunicazioni.
L’uso generale di questi canali rimane ancora limitato, e ancora molti comuni, enti, associazioni, faticano a capirne le potenzialità e i vantaggi, anche in termini di investimento,veramente minimo, e di ritorno economico, decisamente alto rispetto all’investimento.
La speranza è quella di una maggiore apertura e di una presa di coscienza su dove si sta spostando la comunicazione, sempre più lontana dai canali tradizionali, e sempre più verso i nuovi media.
articolo apparso su technologybiz.it
Spesso si tende a sottovalutare i Backup e i salvataggi dei siti, demandando questa “responsabilità” al Gestore, all’Amministratore o semplicemente ignorando il problema e sperando che le cose vadano sempre bene. Come abbiamo avuto modo di vedere anche ultimamente, con i casi Amazon e Aruba, le cose NON vanno sempre bene, ed è quindi sempre meglio tutelarsi con strategie di Backup più o meno complesse.
Quello proposto oggi è un accorgimento abbastanza semplice e comodo, anche se non rappresenta, va ben detto, una soluzione definitiva o al top, ma comunque una soluzione alternativa facilmente attuabile in ogni sito WordPress.
Si tratta, semplicemente, di un plugin che si occupa di fare un backup schedulato (giornaliero, settimanale, o ad altri intervalli impostabili) sincronizzandosi con un Account (o meglio una Directory) di Dropbox.
Il funzionamento è veramente semplice: Una volta installato e attivato il plugin (che si chiama per l’appunto WordPress Backup to Dropbox) cercandolo direttamente dalla sezione Plugins, o scaricandolo dal sito di WordPress, viene chiesta l’autorizzazione all’accesso di un account DropBox, come succede per altre applicazioni. Una volta data l’autorizzazione ci si trova davanti ad una semplice schermata di configurazione (vedi immagine) dove impostare l’intervallo e posizione di salvataggio dei files, sia locale che “remoto” su Dropbox. Se si imposta un nome di directory non esistente verrà automaticamente creato. E’ interessante notare che, a differenza di altri Plugin provati, questo provvede a fare un salvataggio di TUTTO il sito, salvando sia i contenuti (file di configurazione, uploads, ecc) sia il database, che provvede ad esportare in forma di query SQL, in un apposita directory, e quindi già pronto per un eventuale restore, in caso di necessità.
Un accorgimento ulteriore, che ho preso, è quello di creare un account Dropbox separato per il salvataggio di un paio di piccoli siti (ricordiamo che la dimensione per l’account “free” di Dropbox è di 2 Gb) e di far salvare ogni sito in una sottocartella separata; dopodiché ho condiviso la cartella dei backup con il mio account principale e, et voilà, ho sempre sotto controllo la situazione del backup da un solo punto.
Un piccolo aggiornamento per quanto riguarda la partecipazione mia e di Claudio Poli alla trasmissione “Smart&App” di La3TV.
Se vi siete persi la diretta video o streaming , potete trovare la registrazione della puntata nel loro archivio .
Attenzione, per visualizzare il video è necessario installare Microsoft Silverlight.( si, lo so.. non dite niente…) Se non volete installarvi Silverlight potete cliccare direttamente sullo streaming Wmv ( potete usare il browser, oppure VLC , consigliato ).
Buona Visione! commenti , critiche e , perché no, complimenti, sono graditi.
Mercoledi 13 Luglio , io e il mio amico Claudio Poli, creatore del progetto AudioBox.Fm, saremo ospiti della trasmissione Smart&App, in onda sul canale 143 di Sky, per parlare di Open Source, Free Software e dei nuovi progetti di Claudio.
il tutto a partire dalle 16h30 e in replica alle 20h30
Non Mancate!
La crescente diffusione di servizi cloud gratuiti per il salvataggio e la condivisione di file ( vedi Dropbox e similari ) sta aprendo nuove prospettive e nuove problematiche per quanto riguarda la sicurezza dei nostri dati sulla rete.
Di recente proprio Dropbox, il servizio forse più popolare e diffuso è stato oggetto di un indagine dell’ FTC ( Federal Trade Commission ) per quanto riguarda le metodologie e le tecniche utilizzate per la protezione dei dati dei proprio utenti.
L’accusa principale è che Dropbox permetta a soggetti terzi di avere accesso ai nostri dati, anche se ufficialmente solo per usi “governativi” ( per esempio se l’utente è sottoposto ad indagine giudiziaria ) ma anche per usi non precisati ad altri enti Americani oltre che ad un “numero limitato di dipendenti” per i soli usi di manutenzione e controllo.
Dropbox si è subito affrettata a precisare la sua versione , oltre che a presentare una variazione del TOS ( Term of Service ), ovvero quella lunga lista di articoli che dovremmo leggere ogni volta che accettiamo un servizio.
I numeri di Dropbox sono impressionanti : in soli quattro anni l’azienda ha raggiunto i 25 Milioni di Utenti , ogni giorno vengono salvati 300 Milioni di files , con una media di un milione di files ogni 5 minuti. si stima che, in totale , gli utenti abbiano salvato 100 Miliardi di files.
La facilità d’uso e la disponibilità del client per molte piattaforme ( comprese quelle mobili ) hanno fatto il successo di questo servizio, che permette di “buttare via” la chiavetta usb che di solito usiamo per portarci appresso alcuni dati.
La facilità e e la flessibilità del servizio non deve dunque farci dimenticare l’attenzione che dobbiamo dare ai nostri dati. Non Nel caso di dati sensibili, o dati a cui teniamo particolarmente, sarà utile utilizzare altri metodi di memorizzazione,utilizzare diverse tipologie di backup, oltre che proteggere i dati con una cifratura che protegga i documenti da occhi “indiscreti”.
Va ricordato che la stessa precauzione andrebbe presa anche per le chiavette Usb o gli altri dispositivi di memorizzazione esterna, che, proprio per la loro natura mobile sono più soggetti a guasti , perdite, furti , ecc.
Attenzione, però, spesso si eccede nella direzione opposta, con backup continui e dappertutto, su dispositivi diversi, ma senza una logica precisa; Questo atteggiamento può rivelarsi addirittura controproducente, con duplicazione di dati inutili, perdita di spazio utile ed un eccessiva ridondanza dei dati.
La regola principale da seguire è sempre quella del buon senso: vanno individuati i dati veramente importanti da salvare e i media più adatti a salvare quel tipo di dati, in base appunto all’importanza, alla dimensione, all’uso, e anche in base al “per quanto tempo” che molti spesso non considerano.
Se non avete mai pensato a tutto questo, allora è venuto il momento di pensarci sul serio
NoLABS offre gratuitamente il servizio di ITScreening , un sistema efficace di verifica e di risk assessment della vostra infrastruttura e dei vostri dati. Cosa aspetti? chiama oggi per concordare una visita presso la tua sede.
Spesso si tende a dimenticare quanto siano importanti i dati di cui disponiamo.
Ogni giorno riceviamo decine o centinaia di mail, produciamo decine o centinaia di documenti in formato elettronico, con relativa facilità, ma spesso, con la stessa facilità, ce li dimentichiamo magari in una cartella locale del nostro computer, molto spesso sul desktop, altre volte in una chiavetta USB che finirà in fondo ad una borsa o in una tasca.
E’ questa l’importanza che diamo ai nostri dati? Siamo veramente consapevoli dei pericoli e dei rischi che corriamo in caso di eventi negativi? Siamo preparati in caso di incendio, allagamento, danni fisici o … semplicemente ad una mancanza di tensione? Forse no.
Negli ultimi tempi la maggior parte delle piccole e medie imprese è cresciuta, a livello di infrastruttura informatica, in modo rapido ma non organizzato; spesso si sono aggiunte risorse (computer, server e periferiche) per soddisfare i bisogni temporanei di crescita e di necessità, ma senza pensare ad una gestione futura o ad un’armonizzazione delle risorse. Questo tipo di comportamento, all’inizio, è stato giustificato dalla mancanza di tempo: c’era la necessità di sistemarsi in fretta, di adattarsi alle novità (non sempre ben viste). Ma ora non possiamo più permetterci questi comportamenti, sempre più operazioni vengono effettuate per via telematica e sempre più documenti importanti vengono generati .
Bisogna riconsiderare l’importanza dei dati in nostro possesso e la situazione reale della nostra infrastruttura e agire di conseguenza, perché, purtroppo, non è questione di sapere come avverrà il guasto, ma solo di quando avverrà, e per allora dobbiamo essere preparati.
Per tutte quelle aziende che non possono permettersi di avere una persona fissa NoLABS ha pensato ad un programma di consulenze che inizia sempre con una valutazione gratuita e prosegue sempre e solo quando lo decidete voi.
Contattaci oggi stesso per un appuntamento!